Ascoli Piceno: Falso Verdicchio DOC, ci mancava anche questa |
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Mercoledì 17 Febbraio 2021 18:47 |
La vita ci riserva sorprese. Le vorremmo sempre belle e buone. Ma capita talvolta anche il rovescio. Ci mancava anche questa, adesso. Se c'è una delle, tante, cose buone della vita, questa è anche il buon vino, come ci insegna il buon padre Noè. Mica storia di ieri, eh! Ne parla addirittura la Bibbia. Nella Bibbia il vino ricorre spesso. In un passo della Genesi si parla di Noè che, passato il Diluvio Universale, piantò una vigna: “ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna. Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all'interno della sua tenda” (Genesi 9 : 20 - 21). E il vino è uno degli elementi più importanti nella simbologia del Cristianesimo. La coltivazione sistematica della vite finalizzata alla produzione vinicola è iniziata circa 5.000 anni fa. E da allora i coltivatori hanno continuato a piantare viti, a raccogliere uva e a farne del vino, del buon vino. E tutti sanno che il vino più buono si produce qui, da
noi: è il Verdicchio. Talmente tanto buono che è stato riconosciuto come vino "doc", cioè a "denominazione di origine controllata", ovvero che certifica la zona di origine e delimitata delle uve utilizzate per la produzione del prodotto sul quale è apposto il marchio. Roba buona, insomma. E anche di valore. E quando c'è di mezzo il "valore" ci sono di mezzo anche i soldi. E i soldi attirano però anche interessi meno nobili del vino. Purtroppo. E' di oggi la notizia che la Procura della Repubblica di Fermo ha emesso l’avviso di chiusura delle indagini preliminari per il falso Verdicchio doc, formulando pesanti capi d’imputazione a carico di tutti gli indagati soggetti di attività investigative del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali. I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere, finalizzata alla contraffazione di vino a DOC Verdicchio dei Castelli di Jesi, alla frode in commercio, con l'aggravante prevista per i prodotti tutelati a marchio DOC. La Procura ha contestato anche il reato di falsità nelle fatture e nei documenti di trasporto emessi con l’indicazione Verdicchio doc, anziché vino bianco come invece indicato nei documenti dalla società venditrice. Ciò consentiva alle società indagate di acquistare del comune vino bianco, inserendolo nella propria tracciabilità aziendale, e di venderlo poi spacciandolo per Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC. Per tali reati, l’Autorità Giudiziaria ha chiesto il rinvio a giudizio di tutti i soggetti indagati negli anni dal 2013 al 2018, ad opera di società della provincia di Ascoli Piceno, con cantina a Cossignano (AP). Vatti a fidare delle cose buone! |